John Axelrod






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17 Feb 2011
Axelrod: Se voui suonare Bach prima devi conoscere il Blues
La Repubblica

ANGERS

Arriva correndo, jeans, felpa, e un sorriso travolgente: John Axelrod, 45 anni,è quel che si dice un direttore d' orchestra cool. Americano del Texas, ha iniziato la carriera musicale come pianista, divertendosi a rockeggiare in giro per gli States. Poi ha incontrato il grande Leonard Bernstein e da lì la sua vita è cambiata. Oggi vive a Strasburgo, dirige l' Orchestre National des Pays de la Loire e gira il mondo con in tasca una serie di progettie repertori così diversi che si fa fatica a credere che si tratti sempre della stessa persona. Mentre continua a portare in tour il curioso concerto per violino di Fazil Say ispirato a Le Mille e una Notte, oggi, domani e domenica sarà a Milano con l' Orchestra Verdi per la Nona sinfonia di Mahler. Vi tornerà a marzo con un programma sul Faust. A Napoli in aprile sarà alle prese con il Requiem di Brahms e poi ancora appuntamenti a Venezia e a Modena; in mezzo, l' atteso evento alla Scala il 23 maggio con Herbie Hancock e Lang Lang e le musiche di Gershwin assieme all' orchestra giovanile scaligera. Intenditore di vini (è anche sommelier), Axelrod ha uno smodato amore per l' Italia. E ha in mente un libro-guida ai ristoranti italiani all' estero perché ritiene il ketchup sulla pasta sia un crimine.

Mr. Axelrod, ci spiega questa sua attrazione per l' Italia? «Passo in Italia almeno due mesi l' anno, mi serve per rigenerare l' animo. Non c' è niente che non mi piaccia dell' Italia: l' arte, la cucina, la moda, la musica, le donne... È il vostro modo di vivere che amo, mi pare che, a differenza degli americani, il vostro motto sia "lavoro per vivere" e non "vivo per lavorare"».

Che ricordo ha del suo maestro Leonard Bernstein? «Più d' uno, ovviamente. I tre mesi con lui sono stati i più intensi e più formativi della mia vita. Non si trattava di imparare solo la direzione d' orchestra, Lenny insegnava la musica. Io al tempo ero un pianista e suonavo in una rock band; mi capitò di esibirmi davanti a lui con una serie di pezzi classici e una mia improvvisazione. Fu questa che lo colpì e così mi chiese di studiare con lui; non il pianoforte, ma la direzione d' orchestra perché aveva capito che io amavo le persone, e un direttore d' orchestra non suona strumenti, ma "suona" persone che suonano strumenti. Lenny era libero, non aveva paraocchi, non frequentava solo la musica classica, e io sono come lui».

Quali sono i suoi gusti in materia pop? «Io amo il rock classico degli anni 70. Adoroi pianisti rocke le band del progressive, il momento più alto del rock' n' roll. Di certo gli Yes sono il mio gruppo preferito, i pezzi di Rick Wakeman erano il mio repertorio quando facevo i concerti come pianista. Poi adoro i Led Zeppelin. Ma mi piacciono anche cose più recenti come i Rem, gli U2,i Police,i Radiohead... Ho lavorato come direttore artistico di etichette discografiche che pubblicavano musicisti pop. Ho scoperto gli Smashing Pumpkins, ho collaborato con Tori Amos: non posso dimenticare le mie origini musicali. Ho suonato il blues prima di affrontare Bach e credo che sia stato molto utile».

Cosa dovrebbero fare i musicisti per avvicinare nuovo pubblico alla classica? «Rendersi conto che i tempi sono cambiati e prestare attenzione a cosa chiede il pubblico. La musica classica non può diventare una cosa da museo, vestita di frace cravatte. Esiste Youtube e con pochi euro possiamo scaricare tutto Beethoven. Chi fa musica deve sempre sapere cosa succede nel mondo. Bisogna usare i nuovi media, nella diffusione della musica ma anche negli show dal vivo; si deve utilizzare l' interattività con il pubblico e mettere gli ascoltatori al centro di ciò che si fa. Anche al punto di farsi commissionare da loro le opere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - FEDERICO CAPITONI


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