John Axelrod






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20 Feb 2012
JOHN AXELROD: “IL REQUIEM DI MOZART ECHEGGIA PER SEMPRE NELLA MIA ANIMA”
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  • JOHN AXELROD: “IL REQUIEM DI MOZART ECHEGGIA PER SEMPRE NELLA MIA ANIMA”
  • BY COURTNEY SMITH
  • Questo mese John Axelrod debutta nel ruolo di Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. In programma una serie di concerti all’Auditorium che puntano i riflettori sui solisti.
    I concerti cominciano giovedì 16 febbraio (a seguire repliche venerdì 17 e domenica 19) con Requiem, la più alta testimonianza di Mozart nell’ambito della musica sacra. Il programma comprende anche il Concerto per corno e orchestra in Mi bemolle maggiore di Mozart (con Radovan Vlatkovic allo strumento a fiato solista) e Afterthought (after a shakespearian tragedy) di Giorgio Battistelli, ma il pezzo di punta è la Messa di Requiem in Re minore K.626 di Mozart, l’ultima composizione del musicista austriaco. Rimasta incompiuta alla sua morte nel 1791, il capolavoro mistico in 14 movimenti fu completato postumo da Süssmayr. La composizione ha bisogno di un’orchestra che sappia rendere tutte le sfumature mozartiane, di un coro eccellente e di solisti d’eccezione. Per questo motivo sono stati chiamati la soprano romena Theodora Gheorghiu, la mezzo-soprano israeliana Rinat Shaham, il tenore messicano Jesus Leon e il basso neozelandese Martin Snell. Abbiamo chiesto un’opinione sul capolavoro di Mozart alla solista Rinat Shaham (mezzo-soprano specializzata nel ruolo della voluttuosa Carmen di Bizet) e proprio al direttore d’orchestra John Axelrod (americano, direttore musicale dell’Orchestre National des Pays de la Loire).

    Che cosa significa per voi il Requiem?
    John Axelrod: È il mio primo concerto come Direttore Principale della Verdi, ed è con immensa gratitudine che do inizio a una relazione speciale con questa orchestra. Il Requiem di Mozart è un pezzo che echeggerà sempre nel mio cuore e nella mia anima. Nel 2007 ho diretto questa composizione ad Auschwitz, per il film della BBC HOLOCAUST - A Music Memorial Film from Auschwitz. E nell’ottobre del 2010, mentre ero impegnato nel programma Amadeus con l’Orchestre National des Pays de la Loire, è mancata mia madre, a 68 anni. Dirigendo le prove del Requiem il giorno in cui è morta, ho sentito che mia madre sarebbe sempre rimasta con me nello spirito, soprattutto quando ascolto o eseguo questa musica sublime.
    Rinat Shaham: Anche se ho già cantato gran parte della composizione in passato, non ho mai avuto l’occasione di cantarla nella sua interezza; quindi è un onore poter tornare a cantare un tale capolavoro dopo qualche anno di riflessione.
    Qual è la prova più difficile del Requiem?
    John Axelrod: Come per qualsiasi Oratorio, dirigerlo è una prova. Lo trovo più impegnativo del Requiem  di Verdi. È più rivoluzionario della Missa Solemnis di Beethoven e va oltre i Requiem di Brahms, Fauré e Ligeti. Mozart fu uno dei più grandi compositori d’opera, quindi anche il Requiem deve contenere i contrasti emotivi e l’attitudine lirica che si può ritrovare nei drammi operistici. Le "flammis acribus addictis" nel "Confutatis" devono bruciare, l’angelica invocazione "voca me" deve essere sentita come una preghiera di misericordia. L’eterno riposo che Mozart evoca nel “Lacrimosa” (Mozart stesso morì dopo il primo “Homo Reus”) richiama alla mente tutte le emozioni che ho sentito quando ho saputo della morte di mia madre. Dirigere il Requiem è una prova, non tanto per tutte le forze in gioco sul palco, ma per l’intensità delle emozioni che riesce a suscitare.
    Rinat Shaham: Dal momento che sono la mezzo-soprano all’interno di un quartetto, è importante fondersi armoniosamente con gli altri tre solisti. Le nostre linee vocali si intrecciano e si sovrappongono, quindi la mia voce deve risultare come un’estensione delle voci degli altri.
    Qual è l’aspetto migliore di un periodo in Italia?
    John Axelrod: Lo spirito italiano omaggia la passione e l’interpretazione. Amo il fatto che l’orchestra porti avanti la tradizione di alzarsi in piedi per salutare il direttore alle prime prove. Amo lavorare con tutte le orchestre italiane – la RAI di Torino, la Santa Cecilia di Roma, la Filarmonica Toscanini di Parma,  la San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia. I teatri d’opera e le sale da concerto sono luoghi d’eccellenza. La musica è sempre lirica ed evocativa – e anche se qualche volta c’è un po’ di “casino” (in italiano, NdT), viene sempre fatto con il sorriso. E naturalmente, dirigere in Italia mi permette di godermi il vino, il cibo, l’arte, la moda e la cultura locali.
    Rinat Shaham: Ho appena finito di cantare la Carmen al Teatro Massimo Bellini di Catania; è stato un mese illuminante. Amo tornare spesso in Italia per l’autentica passione della gente – che si ritrova nel cibo, nella musica e nella cultura. Vengo da un paese caldo, quindi in Italia mi sento a mio agio. Mi piacciono le dimostrazioni di sincerità e sentimento – trovo che siano una base fantastica per chi vuole fare dell’arte.

 

 

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