John Axelrod






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5 Jul 2009
Le molte vocazioni di un ragazzo texano: ompositore, sommelier, produttore rock. Ma alla fine ha vinto la profezia di Leonard Bernstein. E Johnnie alzò la bacchetta
Amadeus

Nel giro di appena un mese, tra fine maggio e fine giugno, dal Comunale di Bologna al Festival di Ravello via Gerusalemme, Kyoto, Stoccolma e Lucerna. In sé non farebbe notizia: oggi la vita di un direttore d'orchestra - specie se giovane e in buona forma atletica come John Axelrod - è tutta una danza tra i fusi orari. Più degna di nota la circostanza che da un po' di tempo le sue traiettorie passano sempre più spesso dall'Italia. Il suo 2009, apertosi in gennaio con un concerto all'Auditorium RAI di Torino (solista Sabine Meyer), sta proseguendo mentre scriviamo col tour di uno strano trio: lui stesso, Lang Lang e Herbie Hancock. Le ultime tappe europee prima di spiccare il volo verso la Hollywood Bowl? Verona e Ravenna. All'origine di questa luna di miele col Bel Paese sta il trionfale debutto alla Scala nel 2007, col Candide di Bernstein. Se la regia di Carsen, come già l'anno prima allo Châtelet, aveva destato reazioni contrastanti, la direzione del quarantenne texano mise d'accordo critica e pubblico. Poco dopo venne l'incontro con una nota agenzia milanese. "Non hanno voluto nemmeno firmare un contratto; è bastata una stretta di mano", sorride Axelrod. Ma da quel punto le sue azioni sul mercato italiano sembrano in netto rialzo.

Lo incontriamo al Teatro Manzoni di Bologna durante una prova d'orchestra. In sala il compositore Michael Daugherty; sui leggii il finale della sua Metropolis Symphony, dove il tema gregoriano del Dies Irae rivela, in una spettacolare serie di variazioni, la natura mortale di Superman. Alla fine tutti contenti, e il discorso fra i due maestri scivola su certi preziosi ingredienti gastronomici da acquistarsi in città. In materia di cucina Axelrod è più che dilettante; si attende l'uscita di un suo libro dal titolo Autentico italiano: una guida ai migliori ristoranti italiani fuori d'Italia. "Niente ketchup sugli spaghetti" è il suo motto.

Lui si definisce volentieri "Ameuropeo". Ha appena terminato un incarico quinquennale a Lucerna come direttore della Symphonieorchester e del locale teatro lirico. Dal settembre 2010 passerà all'Orchestre National des Pays de la Loire: due sedi (Nantes e Angers), 11.000 abbonati. Gran bell'incarico, anche se lo allontanerà un poco da Strasburgo dove vivono la moglie Annette Gerlach, anchorwoman del canale franco-tedesco ARTE, e la figlia Tallulah, bimba biondissima dagli occhi azzurri. Come la mamma?

"No, come la nonna, emigrata in America dal ghetto di Lodz. Annette dice che io sono una reincarnazione di Wagner, e che per questo ho sposato una tedesca".

Dietro lo scherzo familiare affiorano tragiche eredità della storia e bisogno di riconciliazione. Per la democrazia tedesca del dopoguerra Versöhnung (riconciliazione) è divenuto un programma politico: riconciliazione della Germania col proprio passato, coi vicini d'oltre Reno, con gli Ebrei d'Europa e con lo Stato d'Israele. Senza dimenticare i nuovi conflitti tuttora aperti sulla scena mediorientale.

Nato nel 1966 in una buona famiglia borghese di Houston, Axelrod non ha esperienza diretta della Shoah, ma nemmeno desidera rimuoverla. Aveva solo 16 anni quando Lenny Bernstein, che gli dava lezioni di musica (anzi "di musica e di vita", secondo un programma di tre ore al giorno per quattro mesi consecutivi), disse di lui: "Questo ragazzo deve diventare direttore d'orchestra perché ama l'umanità". Parole affascinanti ma oscure come una profezia. Si spiegò meglio più avanti?

"Non parlava molto di tecnica; insegnava con l'esempio. Diceva che far musica è come fare l'amore, richiede una forma di fiducia molto intima. Come in una raccomandazione attribuita a Kleiber: 'Per far crescere il fiore soffiagli sopra, annaffialo, digli che l'ami'. "

La profezia di Bernstein si è realizzata, ma senza fretta. A Harvard, l'augusto ateneo dove Johnnie si laureò in musicologia e composizione, la pratica orchestrale era meno coltivata e perfino il jazz rientrava negli "Studi afroamericani". Forse per reazione verso tanto accademismo, si buttò verso il rock, lavorò come direttore artistico alla BMG. Ricordate gli Smashing Pumpkins? Li ha scoperti lui, mentre in parallelo approfondiva la gaia scienza del sommelier nella Napa Valley, la mecca californiana dell'enologia. Poi, una notte del 1994, l'illuminazione.

"Tornavo a casa in macchina dopo una serata con gli amici. Si era parlato di musica, dell'arte di dirigere. Ripensavo a tutto ciò mentre guidavo nel silenzio sotto le stelle della California, quando dall'autoradio esplose il preludio del Tristano".

A 28 anni cominciava un nuovo apprendistato: prima a San Pietroburgo con Il'ja Musin, il maestro di Gergiev e di Temirkanov. Che cosa lo attirava nella caotica Russia del dopo-Gorbacëv?

"Musin è un grandissimo insegnante, il più grande; ma io cercavo anche un contatto con le radici della mia famiglia: ebrei polacchi sudditi dell'impero zarista".

Poi a Bayreuth come assistente di Christoph Eschenbach. Un destino segnato da Wagner? "Oh sì! A Lucerna ho sempre sotto gli occhi la sua villa-museo di Tribschen… Ma soprattutto in questa stagione ho aperto la mia collaborazione con Nantes/Angers dirigendo l'opera dei miei sogni".

Quel Tristano e Isotta che le ha rivelato la sua definitiva vocazione. Lo vorrebbe magari dirigere in Israele, come contributo alla riconciliazione?

"A Gerusalemme, nel mausoleo di Yad Vashem, sto invece per dirigere Kaddish, la terza sinfonia del mio maestro Bernstein. Mi piacerebbe dirigerci anche Wagner, ma credo sia prematuro finché esistono dei sopravvissuti all'Olocausto. Non mi fraintenda: ammiro molto quello che fa Barenboim col suo progetto della Divan Orchestra. E con lui gli altri colleghi che danno al far musica una missione umanistica e di pace, un senso sociale: Dudamel, Gergev, Muti, Rattle e altri. Ci provo anch'io, nel mio piccolo…"

Nel 2007, come primo direttore ospite di Sinfonietta Cracovia, Axelrod ha girato sul sito di Auschwitz un film prodotto dalla BBC e vincitore di un Emmy Award. Privo di grandi supporti finanziari o pubblicitari, il giovane complesso polacco sembra, dice Axelrod, "il segreto meglio custodito d'Europa". Oltre a lui ci collaborano Buchbinder e Minkowski; ovviamente perdendoci denaro, ma trovano che ne valga la pena. Ispirate al medesimo senso di missione sociale sono le sortite di Axelrod in Turchia col suo grande amico Fazil Say o le rimpatriate a Houston con l'orchestra GenerationX, di cui è fondatore e direttore emerito. La generazione X è quella dei nati fra il 1960 e il 1980, fra Woodstock e MTV, ossia la stessa di Axelrod.

"Per recuperarla alla musica classica occorrono concerti tematici in sale non tradizionali, prezzi bassi e abbigliamento informale, momenti di aggregazione virtuale (su Internet), e non virtuale, prima e dopo l'esecuzione".

A Houston funziona, ma nella vecchia Europa?

"Certo, in Europa c'è il vantaggio della tradizione. Eppure lo sa che a Lucerna, avanti il mio arrivo, l'ultima integrale delle sinfonie di Beethoven risaliva ai tempi di Mengelberg?"

Da ascoltare

Bernstein: Sinfonia n. 3 ("Kaddish"); Schönberg: Un sopravvissuto di Varsavia; Weill: Das Berliner Requiem. A. Furmansky, soprano, J. Remmers tenore, Rundfunkchor Berlin, Staatskapelle Berlin, Luzerner Sinfonieorchester, dir. J. Axelrod. Registrazione live dal Festival di Lucerna, 2006 Nimbus - NI5807

Franz Schreker and His Students (musiche di Schreker, E. Křenek, J. Burger). D. Henschel, baritono, Luzerner Sinfonieorchester, dir. J. Axelrod. Nimbus - NI5808 (2 CD, 2007)

Due registrazioni ispirate alla tragedia dell'Olocausto. Il qaddish è la preghiera ebraica per eccellenza, fatta per ricordare ai vivi la necessità di glorificare l'Altissimo. Schreker e i suoi allievi furono perseguitati dal Nazismo come esponenti della "musica degenerata".

Dvořák: Sinfonia n. 9 ("Dal Nuovo Mondo"). Württembergische Philharmonie Reutlingen, dir. J. Axelrod. Genuin - GEN87105 (2008)

Registrazione esemplare della celebre partitura: impeto, ripiegamenti lirici, opulenza timbrica, ottima qualità tecnica.


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