John Axelrod






[Back to press index]

17 Dec 2013
Milano - Auditorium di Milano Fondazione Cariplo: l’Idillio secondo Axelrod e laVerdi.
OperaClick.com

Mahler, Wagner, Brahms

 

Nell’ambito del ciclo di registrazioni di sinfonie brahmsiane che John Axelrod sta portando avanti con laVerdi, il valore non risiede soltanto nell’intensità delle esecuzioni ma anche nelle peculiarità della scelta dei programmi. Ogni sinfonia trova infatti negli altri brani selezionati accostamenti che ne rivelano una sfaccettatura. La Prima fu messa in dialogo con un altro brano dalla lunga gestazione quale il Quarto concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, la Seconda fu paragonataal quasi coevo concerto per violino dello stesso Brahms, mentre la Quarta si vide addirittura contrapposta alla diversissima Quarta beethoveniana. Oggi dunque toccava all’ultima mancante, alla Terza sinfonia, che si presenta accompagnata da due brani intelligentemente accoppiati: il caleidoscopico movimento Blumine che Mahler scrisse (e poi tagliò) per la sua Prima sinfonia e l’Idillio di Sigfrido che Wagner concepì come sua opera più domestica e intima. Entrambi rappresentano un momento di sospensione quieta e cameristica e sono perciò quasi un unicum nella produzione di due autori generalmente magniloquenti, drammatici e tormentati. Tre aggettivi che peraltro si addicono alla perfezione anche a Brahms. Ecco allora che quando questa sera ci apprestiamo ad ascoltare la Terza sinfonia lo facciamo avendo l’animo della medesima disposizione in cui si trovava Leopardi mentre scriveva La quiete dopo la tempesta. La Terza infatti, come la Prima, isola i movimenti quieti, pacifici ed estatici al centro, facendoli precedere e seguire da movimenti tempestosi che li minacciano. Lo stesso avviene a Blumine nell’economia della Prima Sinfonia mahleriana, nonché al luminoso finale del Siegfried nel bel mezzo della cupezza del Ring.
Andiamo dunque a scoprire se e come si sia saputo trarre frutto dagli interessanti spunti che il programma proponeva. L’esecuzione di Blumine che ha aperto la serata è stata praticamente impeccabile. Non siamo di fronte ad una composizione di enorme spessore (è forse una delle cose di minor ispirazione mai scritte da Mahler), ma ciononostante questa “serenata” nasconde non indifferenti ostacoli tecnici. In primis la parte di assolo della tromba, poi la fragilità degli equilibri timbrici diafani, infine tutto quel bagaglio di stilemi mahleriani che con intelligenza musicale occorre qui tracciare nella forma germinale e ancora “in potenza” (come il fiore, Blume appunto, è per il frutto?) con cui si presentano. John Axelrod (con l’aiuto del trombettista Alessandro Ghidotti) ha risposto positivamente su tutti e tre questi fronti, mostrandosi un ottimo direttore mahleriano e dimostrando che la scuola di Lenny Bernstein non tradisce. Non occorrono molti interventi onde evitare di spezzare il fluire continuo della scrittura di questo brano, ma vi sono quei due o tre passaggi in cui un ritardando o un marcato deve essere messo per dare significato e forma ad una sequela altrimenti impalpabile. Axelrod è stato in questo senso puntuale e preciso, cogliendo al volo l’importanza che per Mahler hanno le risoluzioni armoniche costruite col ritenuto che sfocia nell’accordo risolutivo in pianissimo. Un gusto che deriva direttamente da un predecessore identificabile con tanto di nome e cognome: Richard Wagner. Proprio il Siegfried-Idyll è esemplare in questo senso, per quanto la portata limitata della composizione non permetta a questi passaggi di avere il valore quasi metafisico (di abbandono, di scioglimento della volontà nella volontà) che avranno in Tristan und Isolde o in Parsifal. Eppure abbiamo inizialmente faticato a trovare nella lettura di Axelrod questa continuità di intenti con Blumine. L’inizio si è snodato con un legato eccessivo, che nonostante una concertazione precisa e gli ottimi fiati (mentre erano leggermente sporchi i pianissimi degli archi) non ha permesso ai momenti salienti di emergere. È mancato insomma il lavoro di cesello che rende nitida e leggibile la scrittura in fondo cameristica di questo brano, che non a caso originariamente (quando fu eseguito in casa Wagner per il compleanno di Cosima) era scritto per un organico molto più ridotto. Col trascorrere dei minuti comunque si è vista la mano di Axelrod nella ricerca di tempi non banali: la ripresa dell’incipit a metà del brano è stata infatti eseguita con estrema rapidità, così da accentuare ulteriormente il rallentamento (altrettanto estremo) per la parte conclusiva. L’ultima cadenza del tema ai violini è rimasta in una sospensione che è parsa eterna ed aveva tutta la tenerezza di una carezza trattenuta a lungo e poi appena sfiorata. Dopo questo restano solo gli echi cullanti che spengono morbidamente la musica nel pianissimo.
Se quel pianissimo racchiude tutto il nido domestico, l’ideale intimo e profondo in cui Wagner diceva di aver trovato “Wahn-fried”, “pace alle illusioni”, gli accordi in forte (accentuati da Axelrod con un crescendo) che aprono la Terza sinfonia di Brahms sono di tutt’altro avviso. Il piglio è energico, enfatico, solenne, siamo insomma nel campo dell’esteriorità, ancorché delle più nobili. Non sceglie le mezze misure Axelrod: direzione in due, ritmo marcatissimo con grande risalto dato al timpano, suono pieno e plastico che si articola senza indugio in grandi frasi melodiche spiegate e articolate in maniera netta. La mano del direttore è sempre visibile e sostiene sempre la massa orchestrale piegandola a piccole variazioni agogiche o dinamiche che tengono continuamente alta la tensione (nel senso quasi muscolare del termine). Tutto il morbido legato di mezzetinte che dominava i brani precedenti sembra essere qui bandito quasi per principio, anche a rischio di avere una resa a tratti monocorde. In realtà scopriamo che questa scelta ha un preciso fine: evidenziale la struttura del movimento. Arriva infatti il momento di smorzare i toni, e questo momento coincide esattamente coll’esaurirsi del tempestoso finale dell’esposizione che sfocia nelle atmosfere misteriose dello sviluppo. Motore drammaturgico di tutto il movimento è un “motto” di tre note che apre la sinfonia (fa-lab-fa) e ritorna smorzato e trasposto proprio in quest’occasione di transito per condurci attraverso tutto lo sviluppo fino alla ripresa, che, non serve neanche dirlo, è inaugurata proprio da una riesposizione trionfale di questo stesso motto. Interessante notare che, come spesso in Brahms, queste note non sono casuali: i nomi delle tre note in tedesco (F-Ab-F) stilizzano la frase “frei aber froh”, “libero ma felice”, in opposizione al “F-A-E: frei aber einsam”, “libero (celibe) ma solo” di Joachim. Diciamo tutto questo per poter tentare di dare una lettura delle scelte che Axelrod fa quando sfrutta proprio le ripetizioni di questo motto per far scattare i cambi di tempo. Mano a mano nella ripresa il tempo è sempre più frenetico e il suono sempre più turbinoso, finché l’ultima ripetizione arriva invece con un evidente diminuendo sull’ultima nota che è tutta farina del sacco di Axelrod e che pare quasi un sospiro. Come dire: sì, in fondo in fondo, frei aber froh! È su queste linee di accettazione raggiunta che comprendiamo da cosa nascono i due movimenti tranquilli che seguono. E ci è parsa anche in questo caso giusta la scelta del direttore di non snaturare completamente il taglio che fin dal primo motto è stato dato all’interpretazione: solennità, dignità e nettezza. Il compito qui spetta soprattutto ai fiati, che devono articolare bene le loro frasi e rimanere in evidenza, quasi in rilievo. L’estrema lentezza (sarebbe un Andante) in realtà snatura un po’ le frasi melodiche, che già in Brahms non sono vivacissime, privilegiando la ricchezza di colori. La suggestiva ascesa finale ci introduce poi al terzo movimento, cuore di tutta la sinfonia. Qui sono proprio i colori a determinare tutto, tanto che è solo una trasformazione di timbri a mutare il significato di ogni ripresa del tema: dapprima Axelrod si volge ai violoncelli, che rispondono con uno straordinario velluto sonoro, poi con un movimento di 180 gradi l’attenzione si sposta sui violini, che alla stessa melodia danno tutt’altra luce e significato. Il tutto rispettando sempre l’indicazione di mezza voce e l’uso abbondante di forcelle. La frase tocca poi ai legni, che risultano spigolosi e stridenti, probabilmente per scelta, come a voler preludere con inquietudine a ciò che verrà, ovvero il passaggio del tema ai corni, che impeccabili ne fanno quasi un lamento funebre. Chiudono questa fenomenologia timbrica ancora i violini, raddoppiati all’ottava e ora frementi in un accentuato vibrato espressivo. L’attenzione ai colori è stata dunque massima e l’effetto non poteva che risultare intenso, con una coda massimamente lirica che fa venire alla mente proprio le parole di Leopardi: “Sì dolce, sì gradita / Quand'è, com'or, la vita?”. Tempo poche battute infatti e col quarto ed ultimo movimento riprende la tempesta. La precisione d’esecuzione di questo finale è impressionante per pulizia del suono e propulsione drammatica sempre tesa in avanti (dopo tre movimenti tenuti mediamente lenti, qui il ritmo è frenetico). Spicca in tutto questo il grande tema in ff di violini e flauti che incarna nella lettura di Axelrod tutta la dignità dell’uomo che affronta la tragicità della vita a testa alta (raffigurata dall’intervallo di sesta ascendente con cui si caratterizza questo tema).
Quasi timidi gli applausi alla conclusione, probabilmente non per mancanza di entusiasmo (che si è scatenato poi con le alzate individuali di tutti gli orchestrali) quanto per suggestione ancora in corso dopo un’esecuzione decisamente intensa. Un Brahms vissuto, ragionato e suonato con devozione e passione. Difficile chiedere di più. Ricordiamo che le sinfonie di Brahms dirette da Axelrod stanno uscendo in CD proprio in registrazione con l’orchestra Verdi. Chiuso questo capitolo d’eccellenza, aspettiamo dunque questo direttore per le prossime sfide che vorrà affrontare all’Auditorium.

Fabio Tranchida


Permalink : http://www.johnaxelrod.com/press_detail.php?Milano---Auditorium-di-Milano-Fondazione-Cariplo-l-rsquo-Idillio-secondo-Axelrod-e-laVerdi.-143


HOME | BIOGRAPHY | PRESS | CALENDAR | DISCOGRAPHY | VIDEOS | PHOTOS | NEWSLETTER | PROJECTS | ROSS | CONTACT

© 2010-2013 John Axelrod. All rights reserved.